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Certe strade, è meglio intraprenderle che rifiutarle, anche se il loro esito è oscuro”

Chi siamo?

Difficile dire chi siamo adesso.
Ci chiamiamo Francesco e Francesca e tutti ridono quando lo diciamo. Lui da Torino, lei da Milano.

Trentenni come tanti altri. Un bilocale a pochi minuti dal centro, l’abbonamento a Netflix rubato ai genitori, un lavoro neanche tanto male ma lontano dalle nostre aspirazioni.
Come tanti altri, appunto, un po’ ingrigiti dall’imitazione di desideri e bisogni.

Assieme abbiamo cominciato ad interrogarci su quelle aspirazioni dimenticate.
Chi sognavamo di essere? Qual è l’idea che abbiamo di noi stessi? Qual è il nostro perché?
Ma è così difficile liberare la mente e ragionare quando attorno hai il rumore della città e quando tutto ti riporta sempre a quella realtà che non ti appartiene.

Così un giorno abbiamo deciso di obbligarci a saltare, di non aspettare più quel cambiamento che sarebbe dovuto arrivare da chissà dove. Abbiamo deciso di ignorare le voci delle paure nostre o degli altri.
Un po’ pirati, un po’ incoscienti, ci lanciamo e proviamo a vedere che succede e se siamo in grado di nuotare senza tenere la mano sul bordo.

Contrariamente a quanto si sente da altre parti, non cerchiamo di ricominciare.
Non siamo ossessionati dall’idea di aver fallito. Siamo, anzi, piuttosto convinti che non si possa “ricominciare”, che non ci sia niente da rinnegare in quello che siamo stati finora.
Ci teniamo stretti tutte le esperienze, gli errori e le gioie di questa prima parte della nostra vita che ci ha portati ad essere quelle persone che hanno avuto il coraggio di saltare.

E quando questa ricerca sarà finita non sapremo nemmeno come abbiamo fatto ad arrivarci.
Anzi, è probabile che questa ricerca non finirà mai.

 

Wabi-Sabi 侘寂

Wabi-Sabi significa accettare l’imperfezione, la transitorietà e l’incompletezza all’interno della propria vita.
L’estetica ispirata a questa idea domina i rituali della creazione dei giardini Zen, della cura dei Bonsai e della cerimonia del Te. Momenti quotidiani in cui un’esatta sequenza di gesti viene ripetuta all’estremo e dove la perfezione è ricercata ma mai trovata.

Wabi-Sabi è anche la ciotola di ceramica che si rompe e viene incollata con l’oro, è la carta che ingiallisce, è la pelle che si riempie di rughe.
Se l’uomo giudica l’uomo come una macchina, cercandone l’infallibilità e giudicandone l’errore, allora Wabi-Sabi significa contemplare e non giudicare la vita di chi è e di chi è stato.

Abbiamo scelto questo nome per raccontare una fase della nostra vita dedicata ai cambiamenti, per testimoniare la chiusura del vecchio ciclo e l’apertura di quello nuovo.
Non sappiamo né dove ci porterà né a fare cosa ma ripeteremo i nostri gesti secondo la sequenza che richiedono, alla ricerca di una perfezione che speriamo di non trovare mai.

 

Come abbiamo organizzato il viaggio?

Licenziarsi e passare la vita in viaggio è il sogno di tutti, subito dopo il famosissimo bar sulla spiaggia.
Si tratta di sogni ed è giusto che rimangano tali altrimenti le spiagge del mondo sarebbero piene di ex-colleghi e non riesco ad immaginare niente di peggio.

Attraversare il mondo senza soldi non è possibile, se trovate chi vi dice il contrario non dategli retta.
Gli unici modi per rimanere in viaggio a lungo sono due: spendere poco o trovare dei lavoretti saltuari.

Per spendere poco abbiamo attuato due semplici strategie: prenotare i voli con grande anticipo e trovare il modo per non pagare posto letto e pasti.
Ci siamo iscritti su Workaway, una piattaforma che mette in contatto chi vuole viaggiare senza spendere troppo e chi può dare vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro. Ce ne sono altre, come Wwoof o Backpackers, ma noi abbiamo scelto questa perché ha una rete di contatti enorme e propone una grandissima varietà di luoghi e attività.

Abbiamo deciso di cominciare dalla Cina, nella regione del Guangxi, un posto letteralmente dall’altra parte del mondo. Le tappe  intermedie di questo viaggio si sono delineate man mano, non erano la nostra priorità.
Vogliamo vedere il mondo, tutto il mondo, ascoltare le storie di chi incrocia la nostra strada e conoscere i loro perché.

Dopo la Cina ci sarà il Giappone e poi chissà.
Se la nostra storia ti interessa puoi leggere il nostro Diario cominciando da qui 🙂