Tokyo – Giorno 3


L’ennesimo schianto ci avvisa che la notte è finita. Saranno le birre della sera a Shinjuku, sarà che quella porta produce più rumori di quanti riesca a tenerne fuori, che continuiamo a sentirci ubriachi per il resto della mattina.
Ma là fuori c’è una città da scoprire e a Tokyo si dorme poco, si sa.

La nostra prima tappa è la Stazione centrale.
Non che ci emozioni particolarmente ma Francesca ha letto da qualche parte che è in stile occidentale e quindi vogliamo vederla.
Quando arriviamo ci rendiamo conto che, in realtà, quella descrizione vale per l’intero quartiere di Marunouchi di cui la stazione è solo uno degli elementi.

La stazione è, effettivamente, molto carina ma non c’è nulla da vedere oltre a quello che compare in questa foto quindi ci giriamo un po’ attorno e poi ci perdiamo tra le strade di Marunouchi.

Situato tra il Palazzo Imperiale e la Tokyo Station, Maronouchi è il quartiere finanziario più famoso della città.
Per via della sua vicinanza alla dimora dell’Imperatore, una volta ospitava le residenze dei signori feudali mentre ora è il portafoglio del capitalismo giapponese. L’intero quartiere è ideato in uno stile che più occidentale non si può.
Io non sono mai stato negli USA e non ho mai visto Manhattan o i grattacieli di Chicago ma immagino quei quartieri che odorano di soldi esattamente come quello che ho avuto davanti agli occhi a Maronouchi.

Giriamo con lo sguardo verso l’alto, su palazzi che sembrano cascate di vetro e acciaio. Parti di cielo tagliate col righello e sostituite dal loro stesso negativo.
Poca gente per le strade, per lo più professionisti. Nei bar di lusso che si affacciano sui marciapiedi tanta gente consuma un pranzo di lavoro e noi ci mettiamo un po’ ad allontanare la sensazione di angoscia che ci si attacca addosso.

Ci dirigiamo verso il Palazzo Imperiale mentre il sole sembra più vicino del solito. Visto che in questo palazzo l’Imperatore ci abita davvero, è possibile entrare solo tramite una visita guidata che, grazie al cielo, è gratuita.

La struttura attuale sorge dove prima si trovava quella del Castello di Edo, dimora dello Shogun Tokugawa dal 1603 al 1867. Alcune parti di quel castello sono ancora presenti e le riconosci perché sono le uniche cose belle da vedere.
L’Imperatore Meiji fece costruire un nuovo Palazzo che venne, poi, distrutto durante la II Guerra Mondiale e ricostruito identico successivamente.

Arriviamo al Kokyo Gaien, l’enorme piazza antistante, e ci registriamo per il tour guidato che dovrebbe partire nel giro di mezz’ora. Ci danno un volantino con cui ci facciamo quel tanto d’aria che basta per sopravvivere.

Da qui possiamo vedere i ponti Nijubashi e Meganebashi che collegano le stanze reali con la terraferma.
Visto che quella parte del Palazzo è aperta al pubblico solo il 2 Gennaio, per l’inizio del nuovo anno, ed il 23 dicembre, per il compleanno dell’Imperatore, se negli altri giorni potete utilizzare quei ponti è molto probabile che voi siate l’imperatore.

Dopo mezz’ora inizia il nostro tour. Siamo assieme ad una cinquantina di facce disperate ed il volantino è ormai ridotto ad uno straccio umido.
La prima tappa è una sala enorme in cui proiettano un video in loop. Il filmato avrà come minimo 20 anni ed è palesemente una videocassetta. Lo guardiamo in silenzio come quando, alle medie, il professore di religione ti portava a vedere un film su Gesù e mezza classe si addormentava ai titoli di testa.

Dopo un quarto d’ora ci dividono in due gruppi: giapponesi contro non giapponesi. I giapponesi partono subito con una guida che sembra farcirli di storie ed aneddoti mentre noi, non giapponesi, attendiamo sotto il sole.
Dopo altri cinque minuti arriva la nostra guida, una giapponesina sorridente. Indossa un tailleur nonostante i mille gradi e porta in braccio una risma di fogli formato A4.
Prende il primo e comincia a leggere. Non fosse per il vestito potrebbe essere il video di un sequestro di persona.
Ci viene subito detto che non entreremo in nessuna stanza del Palazzo e che non possiamo muoverci se non in gruppo per questioni di sicurezza.

La marcia dura 75 minuti.
75 minuti durante i quali la guida legge dalla pagina wikipedia e due agenti ci tengono d’occhio come fossimo una manciata di galeotti. Al termine del giro scatta l’applauso ma non è per la guida, è per noi che siamo arrivati alla fine senza impazzire o tentare un ammutinamento.

Torniamo verso la stazione con il cervello strapazzato e le gambe di gelatina.
Dopo pranzo facciamo un giro all’Intermediateca che sta accanto alla stazione. A distanza di mesi ancora non ho capito a che diavolo di spettacolo abbia assistito.
Sembra una raccolta di tutto quello che è stato scartato dagli altri musei della città.
Del tipo: “e questo dove diavolo lo mettiamo?” “non lo so, portalo all’Intermediateca”.

Le stanze sono piene di oggetti di epoche diverse, ossa, animali imbalsamati, libri. Non sembra esserci alcun filo logico ma è davvero bellissimo ed è così che ho sempre immaginato il salotto di Indiana Jones.

Usciamo dopo un’ora, di nuovo frastornati ma non per il motivo di prima.
Prendiamo un caffè ghiacciato e camminiamo in linea retta senza conoscere la destinazione. Dopo un’ora ci troviamo a Roppongi, prendiamo un gelato e ci incamminiamo nella direzione opposta a quella di prima.

Quando ci ritroviamo di nuovo di fronte alla stazione capiamo che è giunto il momento di tornare a dormire.
Sono le 8 di sera.

Torniamo dalle parti dell’ostello e facciamo cena in un posto economico, salutiamo il ragazzo della reception, sempre strafatto di buonumore, e andiamo a dormire.
Dopo dieci minuti la porta si schianta e poi ancora e ancora.
Tokyo ha altri programmi per noi e a Tokyo si dorme poco, si sa


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.